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Lettera di C.

Caro Babbo Natale e carissimo Bambino Gesù,
mi perdonerete se sembrerò "arrugginita", sono circa vent'anni che non scrivo una letterina; sapete, credevo fossi un po' cresciuta per queste cose, ma alla fine sono felice di potermi ricredere.
Io sono Carmela, la stessa persona che ha letto, insieme agli altri amici della nostra associazione, tutte le altre letterine, i racconti e le poesie che ci hanno inviato i bambini ed i ragazzi della nostra città.
Credevo che il virus avesse inaridito ancora di più l'animo umano, rendendo ancora più cattivi i cattivi, ancora più contorte le menti contorte, ancora più... insomma, ci siamo capiti. Ed anche se in parte è ancora così, ho dovuto ricredermi su certi aspetti, che poi si sono dimostrati i più belli da riscoprire.
Sì, perché ricevere tanto affetto dalla nostra comunità non è un atto scontato, o dovuto. E vedere molti bambini esprimere i loro desideri in maniera così spontanea ed ingenua ha fatto riaccendere in me la speranza, sapendo che anche se non tutti diventeremo genitori, siamo figli, e dunque dietro di noi c'è una famiglia, e se noi siamo il riflesso di essa, beh, vuol dire che questo valore resta forse il più saldo nel nostro animo. 



Mi ha stupito, ancora una volta, come i nostri piccoli abbiano assorbito la situazione che tutto il mondo sta vivendo, come l'abbiano analizzata, come l'abbiano raccontata ai bambini del futuro, come abbiano reagito con compostezza, speranza, ottimismo ed ingenuità. Tutte quelle cose che solo un bimbo può insegnare a noi adulti, che siamo troppo presi dal nostro quotidiano per potercene ricordare. 
E allora ho capito.
Ho capito che se un domani dovessi diventare mamma non dovrei insegnare a mio figlio come difendersi dal mondo, ma come starci, insegnandogli il valore delle piccole cose e ricordandogli che "l'essenziale è invisibile agli occhi". E, per continuare a citare il "Piccolo Principe", anch'io, come oggi, mi ricorderò che "gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose".
Proprio per questo io voglio dire grazie.
Grazie a tutti per la fiducia, l'affetto, la condivisione, l'entusiasmo, e tutto quello che di bello ci avete ri-insegnato. E' una realtà inedita questa, ma leggere tutti questi auguri, e persino della speranza che i più piccoli nutrono nel vaccino, paradossalmente ci ha avvicinati ancora di più. 
Quest'anno sarà un Natale diverso, è vero, ma la speranza porta con sé una rivoluzione, e ogni tanto, le rivoluzioni portano anche qualcosa di bello. Come un fiore che spunta in una coltre di neve. 



Quindi, caro Babbo Natale e carissimo Bambino Gesù, io voglio concludere chiedendovi di dare sempre, a ciascuno di noi, la possibilità di riconoscere quanto di straordinario ci circonda, anche nelle sue più piccole e semplici manifestazioni. 


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